La Psicologia: India e Occidente

In questo articolo vorrei parlare delle peculiarità della psicologia Indo-Vedica, dei suoi fondamenti, contenuti e obbiettivi in comparazione con le ricerche in campo psicologico che ha tenuto l’Occidente a partire dalla Grecia fino ad oggi.

La parola “psicologia” dal greco (psikhé-logos) significa “scienza dell’anima” ma con il Rinascimento si trasformò in “scienza della mente”.

Nella tradizione antica Indiana ogni scienza è strettamente collegata a tutte le altre, ha una visione globale e integrale volta alla crescita dell’essere umano su tutti i piani antropologici, per cui la psicologia non è separata dalla filosofia. L’Occidente invece tende verso l’esterno, a separare e frammentare l’Insieme in tante piccole parti e studiarle senza un filo conduttore ma bensì separate l’una dall’altra. Analizza con precisione i fenomeni oggettivi ma resta impreparato nello studio di sé e nell’origine dei fenomeni. La mancanza di una visione globale rende incompleto qualsiasi tentativo di dare una risposta sull’origine dell’Universo e dell’Uomo e anche di eventuali soluzioni.

Sono stati studiati molti settori separatamente senza collegamento tra loro e nella storia della psicologia ci sono stati molti cambiamenti di vedute spesso in contrapposizione e conflitto tra loro. Dall’era dei Presocratici e poi con Platone fino ai primi secoli dell’era medievale con Tommaso d’Aquino l’anima era presa in considerazione ed era il punto centrale nel tentativo di dare risposte all’esistenza dell’essere umano. Ma con il Rinascimento, la considerazione dell’anima tende a scomparire e venne definita scienza della mente ed in fine sorge il comportamentismo con la scienza sperimentale nel 19° secolo dopo l’influenza di Darwin e Lamarck.

La scienza Vedica sembra che abbia sempre avuto le idee molto chiare. E’ la scienza più antica che il genere umano conosca ed è sorprendente come tutte le scoperte dell’Occidente in campo psicologico, antropologico, fisico e scientifico siano in qualche modo già trattati nei testi antichi. Per esempio la scoperta di Freud sull’inconscio, agli inizi del ‘900, che ha dato un enorme contributo alla psicologia moderna, è un tema che con millenni di anticipo è stato più ampiamente descritto nei trattati di psicologia Vedica e maniera più dettagliata. I saggi di un tempo avevano già individuato l’inconscio come contenitore di tutti i contenuti psichici che sta dietro alla mente cosciente. E’ il contenitore di tutte quelle impressioni che vengono dall’interazione dei sensi con i loro oggetti, pertanto i sensi fanno da trasduttori di energia decodificando il messaggio. Queste informazioni vengono successivamente, in un istante, inviate alla mente estrovertita e che archivia come un computer tutte le informazioni. Dalla mente poi passano a un piano intermedio detto Buddhi o Intelletto che elabora l’informazione e la fa scivolare nell’inconscio inaccessibile all’io cosciente. Si formano pertanto delle tracce indelebili nella psiche, chiamati Samskara, che condizionano lo stato cosciente. La sede di questi Samskara viene chiamato Karmashaya: Inconscio.

Se le sensazioni e le impressioni che riceviamo dall’esterno vengono mal archiviate, poi l’intelligenza che è preposta all’utilizzo di questi dati, imposterà l’azione conseguente in modo sbagliato. Errori di valutazione e di percezione e quindi successivamente di comportamento sono alla base di tutti i problemi conflittuali interiori, di comportamento, di sofferenza fisica e morale.

Nel karmashaya inoltre risiedono tutte le impressioni delle vite passate e vi restano fino alla dissoluzione del corpo sottile, ciò significa che con la morte del corpo fisico la psiche non muore ma sopravvive fino alla liberazione finale. Ecco di nuovo che la scienza Vedica offre una visione lungimirante con la teoria del Karma e rincarnazione mentre Freud si limitò a vedere l’esperienza solo dal momento della nascita escludendo così il patrimonio e le tendenze che già sono presenti nel neonato. Nasciamo già con un impronta creata con le azioni mosse in passato e che risiedono nell’inconscio e determinano la vita futura. Detto Karmavipaka, o frutto dell’azione, a sua volta determina la natura della nascita successiva (Jati), la famiglia in cui si nasce (ayu) e le percezioni sensoriali (bhoga) cioè quelle tendenze, diverse per ogni individuo, che determinano per esempio ciò che ci piace e ciò per cui sentiamo avversione.

Mentre Freud esplora l’inconscio e soprattutto patologie e nevrosi più gravi l’Oriente, oltre al subconscio, parla di una dimensione ulteriore: il Super-Conscio, la dimensione luminosa detta Turya.

La mente nei Veda è descritta come uno strumento del Sé, un oggetto a disposizione del Sé, ma in Occidente è studiata come il Soggetto delle esperienze, viene studiata come se fosse il vero Sé. Cartesio con la sua affermazione Cogito ergo sum “penso per cui sono” identifica il soggetto con le sue funzioni psichiche, come se il mondo fosse una macchina. Tentò di spiegare anche la relazione tra corpo e mente e individuò la ghiandola pineale come unificatrice delle sensazioni. Separò nettamente Dio dal mondo creando così una discrepanza nella conoscenza. I Veda descrivono la mente come una parte di un organismo più complesso che è definito psiche o citta composta da Intelletto (buddhi), l’ego falso (ahamkara), mente (manas) che comprende le facoltà di senso e d’azione collegati ai propri organi fisici. Tutto questo gravità attorno al sé o coscienza e ne diventa strumento per agire nel mondo fisico.

Il Medioevo e il Rinascimento sono state sicuramente epoche difficili in cui grandi pensatori oscillavano da un lato all’altro. Sant’Agostino ritiene che Dio sia nell’anima, cercare Dio significa cercare l ‘anima e quindi rivolgersi verso se stessi. Tommaso d’Aquino lanciò le fondamenta della resurrezione della carne affermando che l’essere è completo solo nell’unione anima e corpo. Spinoza sosteneva che corpo e mente sono due aspetti di Dio e che l’uomo è parte di un Tutto Universale e che la vita, pensiero ed azione, sono due aspetti della stessa sostanza Divina. Ed infine Locke afferma che nulla esiste nella mente che non sia stato prima nei sensi.

Che dire delle contrapposizioni di Barkeley e Hume, mentre il primo demolì le idee di Locke dicendo che la materia non esiste ma è solo lo spirito che percepisce, David Hume demolì le due teorie di Locke e Barkelay allontanando i concetti di mente e anima dalla psicologia.

Dopo la confusione di questo lungo periodo un contributo positivo viene dal grande filosofo tedesco Emmanuel Kant il quale elaborò una nuova teoria sulla sintesi di materia e forma (fenomeno e noumeno). Individuò inoltre che la mente può operare e conoscere solo attraverso tempo e spazio e trova infatti un parallelismo con la scienza Vedica la quale afferma che la psiche opera soltanto nella dimensione spazio-temporale.

Mentre Kant spiega nella sua “critica alla ragion pura”come la realtà del noumeno non può essere conosciuto attraverso la mente perché è una via imperfetta, la scienza Vedica da degli strumenti per conoscere il noumeno e concorda con il fatto che non può essere raggiunto attraverso la logica e il ragionamento perché non sono sufficienti di per se ad indagare gli strati più profondi di realtà. (Questi strumenti si trovano per esempio nella scienza dello Yoga di Patanjali).

Kant non è stato il primo nelle storia occidentale a parlare del noumeno. Platone lo definì il mondo delle idee che viene conosciuto dall’anima nella transizione di vita in vita e pertanto acquisisce la conoscenza. La sua dottrina della Metempsicosi trova infatti riscontro nella scienza Vedica per quanto riguarda l’eternità dell’anima, la sua distinzione rispetto al corpo e la trasmigrazione dell’essere: il Samasara.

Le basi filosofiche della psicologia Indiana attraverso il metodo intuitivo (aparoksha) sono:

-L’esistenza di una Coscienza Cosmica, fonte di tutto, detto Brahman, Ishvara o Purushottama

-L’esistenza dell’anima detta Atman o Purusha nella filosofia Samkhya è l’essenza di ogni essere vivente, come affermò anche Aristotele, ed è in relazione eterna con la Fonte o Paramatma. Il Sé, atman, governa corpo e mente e non ha nulla a che vedere con la materia (prakriti) di cui sono invece costituiti tutti gli elementi materiali incluso mente e intelligenza (manas e buddhi).

-L’evoluzione dell’universo dal Brahman (Coscienza Suprema), si sviluppa da una combinazione di elementi materiali e dall’elemento coscienza, un conglomerato di materia e spirito. Si forma così il micro e il macro Cosmo. Il corpo individuale corrisponde al Corpo Universale, la mente alla Mente Cosmica, l’intelligenza a l’Intelligenza Cosmica e il Sé individuale Atman al Sé Universale Brahman.

-La legge del Karma: azione-reazione

-Le basi etiche della vita umana o Dharma

-La liberazione (Moksha) dalla sofferenza e dal ciclo nascita-morte come scopo ultimo dell’esistenza.

Inoltre il Samkhya spiega che la diversità tra le varie forme e condizioni di vita è da attribuirsi al grado di sviluppo della loro coscienza e alla triplice natura o Guna (Sattva, Rajas e Tamas).

Ma vediamo cosa succede nel 19° secolo in Occidente.

Nasce la psicologia sperimentale, una scienza da laboratorio che si occupa solo della percezione, dell’apprendimento e del pensiero utilizzando strumenti di misurazione e controllo.

Iniziano così le scoperte in campo delle percezioni e sensazioni con Weber, metodi psicofisici con Fechner e con Lamarck e Darwin la psicologia occidentale rivolse il proprio interesse sui problemi dell’adattamento all’ambiente perdendo completamente l’indagine sulla coscienza.

Nel 20° secolo le nuove scoperte nella fisica e nella chimica portano alla Chimica Mentale e con l’influenza di Lamarck, Darwin e Spancer nasce il Comportamentismo di Watson; uno psicologo americano del fine ‘800. La coscienza non esiste: l’uomo è una macchina!

Nasce poi la Gestalt che studia invece una sintesi d’insieme e viene di nuovo preso in considerazione il sé come un insieme e non un frammento.

La storia è quindi un susseguirsi di stenti nel capire l’origine dell’uomo ma non c’è stata una base solida o un filo conduttore come troviamo nella scienza Vedica.

Quello che più gli si avvicina è Carl Gustav Jung che individua il Sé trascendentale anche se per lui è ancora di tipo psichico, mentre per l’Oriente il Sé è di natura spirituale. Si distingue comunque da Freud quando afferma che un atteggiamento verso il Divino nella vita è necessario per guarire. Anche Schopenhauer si è avvicinato ad alcuni concetti vedici quando scopre il potere della volontà, l’impulso che ci spinge ad agire e ad essere. Questa spinta continua sono per lui anche i desideri e quindi una bramosia continua. Il desiderio è volere qualcosa che non si ha e quando si ottiene nasce un nuovo desiderio. Trova infatti un punto di contatto col concetto di Kama nei Veda. La vita è sofferenza per Shopenhauer così come dicono i Veda ma di nuovo offrono strumenti concreti per agire nel mondo senza fuggire, limitare la sofferenza ed essere felici anche in questo mondo. Shopenhauer come soluzione finale vedeva la fuga nel Nirvana e nel distacco emotivo dal mondo (vairagya).

Secondo i Veda, sia la materia che lo spirito vengono dalla stessa fonte che è Ishvara, due energie diverse che si legano, l’una trascendente (spirituale) e l’altra immanente (materiale) si incontrano al fine di far fare esperienza del mondo fenomenico all’anima e infine liberarsi da esso. E’ l’essere spirituale che si riveste di un corpo psichico e materiale di 5 elementi per sperimentare il mondo materiale.

La materia è instabile per natura, mutevole, nasce, si mantiene, muore e si trasforma grazie alla presenza della coscienza che pervade ogni atomo e attiva questo meccanismo che può apparire meccanico ma l’essenza che lo muove è di natura spirituale:

eterna, consapevole e piena di beatitudine (Sat-Cit-Ananda).

E’la materia che viene dallo spirito e non viceversa. L’uomo moderno tende e pensare il contrario anche dovuto alla storia che gli è stata tramandata e che, aimè, non ha ancora oggi trovato risposte e soluzioni ad alcuni problemi. Ne elenco solo alcuni:

la natura e origine della mente e le sue basi fisiologiche, la relazione mente-corpo, la sopravvivenza e immortalità della mente, le percezioni extrasensoriali, fenomeni onirici. Freud, Adler e Jung scoprirono quanto i pensieri hanno un ruolo importante nei sogni patologici e indotti da disturbi organici ma restano inspiegati altre categorie di sogni: profetici, sogni nei sogni,telepatici e chiaroveggenti.

Un’ altro contributo importante lo ha dato Roberto Assagioli psichiatra e teosofo italiano con la Psicosintesi in cui afferma che l’essenza della persona è lo spirito e che in essa vi sono presenti tutte le potenze e risorse per uscire dalle difficoltà in quanto di natura spirituale. Fa inoltre un gran lavoro sulle emozioni e sentimenti.

Oggi la fisica quantica sta facendo passi da gigante quando afferma che i quanta ossia le particelle subatomiche si modificano quando c’è una coscienza che li osserva. Nei Veda si spiega infatti che è lo sguardo dell’Essere Cosciente Supremo sulla materia che da inizio alle modificazioni e all’evoluzione.

La corrente dominante Occidentale è quella del materialismo perché nella storia non ha potuto accettare l’infallibilità della ragione oltre un certo limite, non voleva dipendere dall’intuizione là dove il ragionamento non poteva arrivare. In Oriente invece l’intuizione è la via regia per acquisire conoscenza. I metodi usati in filosofia Vedica sono: Intuizione, ragionamento che è sostenuto dall’intuizione, l’esperienza empirica e osservazione.

L’Occidente non è riuscito ad andare oltre la percezione sensoriale e quindi non ha conosciuto l’Essenza che trascende il mondo fisico. Non accetta l’idea che la materia e la mente siano un aspetto di una realtà più sottile e profonda che è oltre i sensi e sostiene che nessun uomo sia mai arrivato a conoscere il Supremo.

Questo articolo non ha l’obbiettivo di sminuire gli sforzi dell’Occidente, credo che hanno apportato dati utilissimi e di grandissimo valore. E’ stato fatto un lavoro importante sulla materia. Il ponte tra Oriente e Occidente dovrà pian piano solidificarsi per giungere alla conoscenza ultima, il fine della vita, l’integrazione dell’uomo nel Cosmo nel rispetto del Creato e delle Creature, la Libertà dalle sofferenze, l’Amore e la Comunione col Divino.

Radha Rajani d.d 26/10/2017

Tratto dal mio studio d’esame sul testo: Modelli di scienza psicologica a confronto: l’India e l’Occidente

Centro Studi Bhaktivedanta di Marco Ferrini

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